Il 2017 lascia i siciliani con una pessima eredità e con un incertissimo futuro. I siciliani sono reduci da “un’emergenza”: “sono gay ma qualche donna mi arrapa” e ne vivono da giorni un’altra legata alla sorte degli aumenti di stipendio dei dipendenti dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Ma  mentre sulla emergenza di allora inspiegabilmente  si tacque, su quella iniziale di questa XVI legislatura fortunatamente alla invocazione politica di non bloccare il tetto di 240 mila euro (ma ci sono  paghe da 350 mila euro ed anche superiori a 400 mila euro ed a pochi metri dal Palazzo vivono pensionati con 500 euro al mese!sono intervenuti i sindacati che si sono dichiarati pronti a discutere  i nuovi tetti agli stipendi “ma rispettando la professionalità”, che ovviamente ritengono offesa con gli attuali livelli retributivi.

Di livelli contrattuali, di parametrazione degli stessi alla professionalità, di confronto tra i livelli retributivi nelle pubbliche amministrazioni, in primis con i dipendenti della Regione siciliana, di aggancio dei livelli retributivi a quelli del Senato, di accordi sindacali, di questa prima allarmante “emergenza” la maggioranza dei siciliani possono parlare solamente in relazione a quello che ascoltano e leggono.

Una domanda, peraltro  molto semplice ovvia però se la sono posta: l’ARS ha risorse finanziarie proprie che le consentono autonomamente di stabilire le somme spendibili ogni anno, come una impresa privata? Ovvero ha entrate  che sono  pari, quasi integralmente, ai trasferimenti da parte della casa-madre, la Regione Siciliana?

Riteniamo utile chiarire che l’ARS funziona  solamente perché la Regione Siciliana le trasferisce le risorse finanziarie, l’Istituzione che risiede a Palazzo dei Normanni – così è previsto nella vigente legislazione, il Dlgs 118/11  – è una “ partecipata” della Regione e sotto l’aspetto finanziario è regolata come tutte le altre partecipate dalla stessa.

Ciò significa che il “governatore” dell’ARS può operare sulla base di un preventivo finanziario preventivamente approvato dalla Regione, significa ancora che l’autonomia finanziaria la può manifestare solamente all’interno delle risorse finanziarie che le saranno trasferite.

Significa, altresì, che l’ARS è una struttura del “gruppo amministrazione pubblica” e attua le politiche stabilite dall’ente capogruppo: la Regione Siciliana.

Qualcuno dovrebbe spiegare a Gianfranco Miccichè, “Vicerè” a Palazzo dei Normanni, che ci sono delle regole dentro le quali dovrebbe muoversi ed esprimersi. Che lo scranno più alto di Sala d’Ercole è quello del Parlamento più antico d’Europa e che le sue legittime desiderata, se non espressamente previste da provvedimenti legislativi, devono passare dall’unico “sportello bancario” riconosciuto dalla legislazione vigente: la Regione Siciliana.

(Immagine in evidenza: Gianfranco Miccichè visto da Benny, liberoquotidiano.it)